Vittorio e Piero: un’amicizia “positiva”

 Vittorio ha scoperto la sieropositività nel 2003 quando un amico d’infanzia, con cui condivideva la passione per la vela, l’ha chiamato dall’ospedale. Era disperato: gli avevano diagnosticato l’infezione da HIV e stavano facendo degli accertamenti. Da qualche settimana aveva una febbre persistente e una brutta tosse. I referti avevano escluso una polmonite o la tubercolosi, forse si trattava di un linfoma.

 Era subito accorso all’ospedale, non sapeva che cosa dirgli. Voleva però fargli sentire che c’era e gli sarebbe stato vicino. Si erano conosciuti a scuola. Vittorio era timido, non sapeva dove sedersi quel primo giorno alle medie e Piero gli aveva detto se voleva sedersi accanto a lui. Era nata così la loro amicizia.

 Avevano condiviso così tante cose assieme: lo studio, le ragazze, gli esami a economia commercio, le vacanze in barca. Lui ora era dirigente, aveva una bella casa, e Piero era commercialista. Tutti e due scapoli impenitenti. Vittorio non capiva come Piero avesse potuto infettarsi con l’HIV. Forse era quella volta che erano andati a Cuba.

 Vittorio fece anche lui il test. L’esito gli fece sprofondare il terreno sotto i piedi: era sieropositivo. Tuttavia aveva ancora tanti CD4 e la carica virale non era altissima. Fu difficile per lui restare acanto all’amico nei mesi della chemioterapia. Doveva lavorare. E poi era così spaventato per Piero e per se stesso. Vedeva nell’amico il proprio futuro. Al medico che gli fece la diagnosi chiese: “Quanto tempo mi rimane? Quanto ne ha Piero?”.

Trovare il giusto percorso di salute e di relazioni

 “Con la terapia antiretrovirale hai probabilità di sopravvivenza paragonabili a quelle di chi non è sieropositivo”. Risposta che lo sorprese. Vittorio non ha iniziato subito la terapia. Aveva paura dell’AIDS, ma a lui, che si era curato sempre solo con l’omeopatia, quegli antiretrovirali proprio lo spaventavano. Fu la rinascita di Piero, che dopo l’inizio della terapia antiretrovirale e la chemio era tornato alla vita di prima, che finì per convincerlo.

 “Sorrido ora, quando prendo quell’unica pastiglia dopo cena, a tutte le paranoie che mi ero fatto prima. Non ho avuto particolari effetti indesiderati e so che un giorno forse dovrò cambiarla, ma troverò il coraggio di farlo”.

Fu difficile anche affrontare la questione del dire o non dire la propria sieropositività e a chi, come, quando. All’inizio fu un segreto condiviso solo con Piero. Alle donne aveva rinunciato, troppo difficile dire quella parola, troppo grande la paura di essere rifiutato, enorme il terrore che la voce potesse girare. Ci mise mesi per affrontare il muro del silenzio. Aveva scoperto che c’era un associazione, ma che fatica varcarne la porta. Vittorio e Piero hanno ora nuovi amici, quelli dell’associazione. Nel gruppo di autoaiuto hanno trovato il sostegno di persone che vivevano la loro stessa situazione. Ora sono anche loro ad aiutare gli altri.

Le raccomandazioni di Vittorio

 A chi non è sieropositivo

  1. Proteggiti, usa il condom e, se sai di aver corso un rischio, fai il test;
  2. Non discriminare chi è sieropositivo, una svista e chiunque potrebbe trovarsi in questa condizione;
  3. Una persona sieropositiva è come tutte le altre, che in più ha dovuto imparare a convivere con l’ospite sgradito: se si ritiene che sia “un problema”, questo non riguarda la persona con HIV.

 A chi è sieropositivo

  1. Oggi si può convivere con l’HIV: la terapia può contrastare un virus che nessuno ha voluto;
  2. Fare la terapia e assumerla correttamente protegge anche dalla fantasia di “essere un untore”;
  3. Il supporto di uno psicologo e il confronto con altri che vivono la stessa esperienza possono essere d’aiuto;
  4. Comunica la sieropositività alle persone vicine può essere d’aiuto.