L’esperienza di Alberto: “Vivere al meglio con l’HIV ”

Alberto ha 58 anni ed è medico infettivologo. Ha lavorato e lavora in reparti di Malattie Infettive a Milano. Dal 1985 fa il volontariato un’associazione di pazienti. Nel 2009, in settembre, ha avuto una sieroconversione sintomatica con ricovero nel suo reparto per confusione mentale e vomito, da cui è uscito in sedia a rotelle. Ha iniziato la terapia immediatamente e in tre giorni ha ripreso a mangiare, a camminare e a ragionare, grazie anche al suo compagno con cui vive da tempo.

“Avevo un test negativo di 10 giorni prima, non so come mi possa essere infettato (da decenni uso regolarmente il condom), ma alla fine non mi interessa. Evidentemente era qualcosa che mi stava aspettando”.

Non nascondere la propria condizione

“Non è stato traumatico dal punto di vista psicologico, vivo da sempre in mezzo all’Hiv, ho vissuto i periodi bui degli anni ‘80 e ‘90 confrontandomi con il problema: la sofferenza, gli amici che morivano, la lotta contro la discriminazione e la disinformazione. Ho fatto la scelta di non nascondermi, sarebbe stato un controsenso, visto l’esperienza e l’ambiente in cui ho vissuto e vivo, e piano piano ho cominciato a dirlo”.

L’esperienza del passato e le persone che circondano Alberto gli hanno permesso di vivere liberamente la scelta di comunicare la sieropositività.

“E’ proprio un passaggio dall’altra parte della barricata: si vede tutto da un punto di vista diverso, soprattutto si sente in maniera molto diversa il vissuto dei tuoi “pari”. Non sopporto più le sofferenze legate alla discriminazione o all’auto-discriminazione”.

In quest’ottica Alberto ha anche cominciato a frequentare il gruppo di persone sieropositive che si riunisce nell’associazione una volta al mese per accogliere chi, con l’Hiv, sente di aver bisogno di condividere paure e dubbi. Ha cominciato anche a partecipare come “malato” a eventi in campo medico (e vedere le sfumature diverse che assumono le facce dei colleghi).

“Sono in terapia da subito, ho ovviamente fiducia nel trattamento e so che si devono sopportare effetti collaterali a volte fastidiosi, e il ricordo della sieroconversione mi toglie dalla testa la possibile voglia di sospendere anche solo per un giorno. So anche che la terapia antiretrovirale non basta: Hiv ed età che avanza ti obbligano a preoccuparti anche delle patologie più internistiche: la pressione, il colesterolo, le ossa…”

Le raccomandazioni di Alberto

  1. Non nascondersi. A volte può essere difficile, ma viversi tutto dentro, da soli, è orribile. Il confronto con gli altri, specialmente se nelle stesse condizioni, aiuta a elaborare i problemi in maniera più lucida. “I ‘sani’ devono sapere che esistiamo e che siamo assolutamente come loro, non siamo degli alieni”.
  2. Prendersi cura di sé stessi. Non solo con i farmaci antiretrovirali, ma anche con le scelte di vita. Non bisogna pensare di non poter fare quello che fanno tutti. Si può viaggiare, uscire la sera, amare qualcuno, tenere degli animali. Bisogna evitare gli eccessi, come chiunque altro: droga, sesso non protetto, alcol. Perché non fanno bene a nessuno: né ai sieropositivi, né ai sieronegativi.
  3. Non collegare tutti i piccoli problemi di salute che si hanno all’HIV (es.: la spalla che fa male, la stanchezza, la memoria che fa cilecca ogni tanto), perché possono anche essere dovuti al tempo che passa. Con l’Hiv si invecchia un pochino prima…